La vita sulla Terra nata dalla collisione con un pianeta simile a Mercurio

collisioneL’ipotesi offre una nuova spiegazione a una questione da lungo tempo dibattuta, e cioè come si sia sviluppata sulla Terra la vita basata sul carbonio.

A dare il “la” alla vita sulla Terra, portando una grande quantità di carbonio, è stata una collisione cosmica fra la Terra e un “embrione” di pianeta simile a Mercurio. E’ la ricostruzione proposta dallo studio pubblicato sulla rivista Nature Geoscience dal gruppo della Rice University Earth di Houston, guidato da Rajdeep Dasgupta. L’ipotesi offre una nuova spiegazione a una questione da lungo tempo dibattuta, e cioè come si sia sviluppata sulla Terra la vita basata sul carbonio, dato che la maggior parte di questo elemento avrebbe dovuto essere evaporato nel primo periodo di vita del pianeta oppure imprigionato nel nucleo terrestre.

Probabile schianto con pianeta simile a Mercurio
La massa del pianeta è composta per un terzo dal cuore, fatto principalmente di ferro, e per gli altri due terzi dal mantello di silicato. La teoria prevede che elementi come carbonio, zolfo, azoto e idrogeno si siano aggiunti dopo la formazione del nucleo terrestre, arrivando in seguito agli impatti di meteoriti e comete, frequentissimi nei primi 100 milioni di anni dopo la nascita del Sistema Solare. Ma vista l’abbondanza di questi elementi, non si aveva notizia di meteoriti noti in grado produrre un tale effetto. “La nostra ipotesi – conclude Dasgupta – è che un pianeta simile a Mercurio, con un nucleo già formato e ricco di silicio, sia entrato in collisione con la Terra e sia stato assorbito dal nostro pianeta: il suo nucleo si è fuso con quello terrestre e il suo mantello, ricco di carbonio, si è invece fuso con il mantello terrestre”.

Asteroide killer punta verso la Terra. La Nasa: probabile impatto nel 2135

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La Nasa sta lavorando a una missione per capire la natura di un asteroide che, a partire dal 2135, potrebbe cadere sulla Terra con effetti potenzialmente devastanti. L’asteroide, battezzato Benu, è visibile dal nostro pianeta ogni sei anni: 500 metri di diametro al suo equatore, orbita attorno al sole a una velocità di oltre 100mila chilometri all’ora e passerà tra la Terra e la Luna nel 2135. “Ma questo transito potrebbe modificare l’orbita di Bennu, mettendolo potenzialmente sulla rotta della Terra in un momento successivo del secolo”, ha spiegato Dante Lauretta, docente di scienza planetaria all’Arizona University, alla stampa britannica. E se l’asteroide cadesse sulla Terra “potrebbe creare dolore e morte immense”.

Un impatto devastante
È stato calcolato che, nel caso in cui Benu colpisse la Terra, sarebbe rilasciata l’energia equivalente a quella prodotta da 200 bombe identiche a quella esplosa su Hiroshima. L’impatto provocherebbe una catastrofe globale, una concreta minaccia alla stessa sopravvivenza dell’umanità. La missione della Nasa si chiama Origins, Spectral Interpretation, Resource Identification, Security and Regolith Explorer, più semplicemente abbreviato in Osiris-Rex, e avrà l’importante compito di disegnare una mappa dell’asteroide, raccogliendo alcuni sassi per poi rientrare sulla Terra e aiutare gli scienziati ad evitare la fine della vita sul nostro pianeta.

Missione partirà l’8 settembre
La partenza della sonda è prevista per l’8 settembre di quest’anno, mentre l’incontro con Bennu avverrà nell’ottobre 2018. Dopo aver girato per un anno intorno all’asteroide e ad aver identificato un luogo adatto per l’atterraggio, la sonda arriverà sulla superficie, raccoglierà campioni e ritornerà sulla Terra: il rientro a “casa” è previsto per il 2023.

 

La Terra ha più di una Luna, scoperto un nuovo piccolo “satellite”

La Terra ha un nuovo compagno, anzi un “quasi-satellite”: è un piccolo asteroide che per secoli accompagnerà il nostro pianeta, si chiama 2016 HO3 e, nonostante orbiti intorno alla Terra, è troppo lontano per essere considerato un vero e proprio satellite. La scoperta è stata fatta dal programma Pan-Starr, uno dei migliori ‘cacciatori’ di asteroidi e comete basato su telescopi installati alle Hawaii. “Sembra un satellite, ma non lo è”, ha osservato Ettore Perozzi, responsabile delle operazioni presso il Centro coordinamento sui Neo (gli asteroidi vicini alla Terra) dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa).

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Orbita attorno alla Terra ma non è un vero satellite

Scoperto nell’aprile 2016, l’asteroide si chiama 2016 HO3, le sue dimensioni sono stimate fra 40 e 100 metri e compie un’orbita completa attorno alla Terra in circa un anno. “Nonostante giri attorno alla Terra, non è la forza gravitazionale del pianeta a legarlo a noi, ma una particolare e interessante geometria”, ha spiegato Perozzi. “In altre parole – ha aggiunto – che la Terra ci sia o non ci sia non è poi così determinante”. Per capirlo meglio bastano un po’ di numeri: la Luna, che è legata a noi dalla forza di gravità, si trova alla distanza di 380.000 chilometri, mentre 2016 HO3 è lontano 15 milioni di chilometri, ben 10 volte oltre il punto dove la forza gravitazionale di Terra e Sole sono in equilibrio. “A differenza della Luna, 2016 HO3 è molto più attratto dal Sole che dalla Terra”, ha aggiunto Perozzi.

E’ un nostro satellite invisibile da almeno un secolo
Il nostro quasi-satellite orbita attorno alla Terra da almeno un secolo e continuerà a farlo per altrettanto tempo prima di ‘sfuggire’. “La scoperta di certo non ci stupisce – ha aggiunto l’esperto – e dimostra da un lato quanto lo spazio ‘vuoto’ sia in realtà molto più pieno di quanto si pensi, dall’altro di quanto sia fondamentale potenziare le reti di scoperta e monitoraggio degli asteroidi potenzialmente pericolo per la Terra”, entrambi obiettivi dell’Asteroid Day, la Giornata mondiale dedicata agli asteroidi in programma il 30 giugno e organizzata per sensibilizzare il grande pubblico a questi affascinanti temi.

La notte di Natale un asteroide sfiorerà la Terra.

asteroideAltro che stella cometa. La notte di Natale passerà vicinissimo alla Terra un asteroide gigante. Dopo i primi allarmismi che già hanno cominciato a correre sul web di un possibile pericolo per il Pianeta, è arrivata la smentita dagli esperti: il corpo roccioso 2003 SD220, scoperto nel 2003, arriverà sì ad una distanza ravvicinata, ma in completa sicurezza. L’evento è previsto per la notte del 24 dicembre, come comunicato dalla Nasa attraverso il suo programma “NHATS”, che si occupa di tenere sotto controllo i corpi celesti per eventuali future missioni.
Secondo i dati preliminari di alcuni astronomi, il diametro dell’asteroide dovrebbe essere di circa 1,3 chilometri. Quella della vigilia di Natale sarà la prima di cinque apparizioni di cui sarà protagonista nei prossimi 12 anni il corpo celeste, e sempre più vicino alla Terra. Per il momento, transiterà alla distanza di 11 milioni di chilometri dal pianeta, pari a 28 volte la nostra distanza dalla Luna, per cui potrà essere documentato solo da astronomi e astrofili esperti muniti di telescopio.
Alcune immagini del suo aspetto, però, sono già state realizzate grazie ai radiotelescopi dell’Arecibo Observatory di Puerto Rico, che le ha poi anche postate sul proprio profilo Twitter.
Nei giorni scorsi sul web erano stati lanciati alcuni allarmi circa l’ipotesi di terremoti ed esplosioni vulcaniche innescate da questo evento. In realtà, anche se il sasso spaziale dovesse effettivamente sfiorarci, non si verificherebbe alcun sisma, se non in seguito ad una collisione, ma non è di certo questo il caso. Il prossimo avvistamento è previsto per il 2018 a circa 3 chilometri di distanza e, per almeno i prossimi 200 anni, rassicurano dalla Nasa, l’asteroide non costituirà alcun pericolo per gli abitanti della Terra.

Il nucleo della Terra è più giovane del pianeta: ha soltanto un miliardo e mezzo di anni

Stando agli scienziati dell’università di Liverpool il cuore del nostro mondo sarà in grado di generare un campo magnetico ancora per molto tempo
struttura-terraIl nucleo della Terra ha appena 1,5 miliardi di anni, ossia un terzo degli anni del resto del pianeta. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature, si deve al gruppo di ricerca dell’università britannica di Liverpool coordinato da Andrew Biggin. La buona notizia, rilevano i ricercatori, è un nucleo così giovane potrà continuare a generare ancora a lungo il campo magnetico che, come uno scudo, difende il pianeta dalle più pericolose radiazioni solari. Dalla struttura simile a quella di una “cipolla”, la Terra è fatta di strati concentrici composti da materiali con caratteristiche diverse. Al centro esiste una sfera metallica solida, grande all’incirca come Plutone, avvolta da uno strato liquido fatto principalmente di ferro e nichel. La parte solida, il nucleo interno, è una struttura piuttosto recente, che si è formata gradualmente “cristallizzandosi” e generando, come una enorme dinamo, un campo magnetico capace di proteggere il pianeta del vento solare.

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