Cambiamenti e assenze sulla riforma degli organi collegiali

Quali attese
 Della riforma degli organi collegiali (Decreti Delegati del ’74) parla forse per la prima volta la Legge che attribuisce autonomia alle scuole (L. 59 del 1997, art. 21) e così ne fissa i criteri per gli aspetti che ci interessano:
 · razionalizzazione degli organi ….;
 · eliminazione delle duplicazioni organizzative e funzionali….;
 · valorizzazione del collegamento con le comunità locali.
 Ma il Disegno di Legge (DdL), licenziato recentemente dalla Commissione Cultura della Camera, promette giustamente qualcosa di più, perché nel frattempo alcuni nodi nel governo delle scuole sono venuti al pettine e si rendeva perciò necessaria un’operazione più in profondità.
 Queste innovazioni del DdL corrispondono alle attese del mondo della scuola? Almeno della sua parte più avveduta e “speranzosa”?
 In un precedente contributo ho evidenziato come le novità delle norme di autogoverno non riguardano – ovviamente – solo la previsione, che più salta all’occhio, di un nuovo importante organo quale il Nucleo di autovalutazione, o di uno strumento che dà il segno di una idea moderna di scuola, quale la Conferenza di Rendicontazione, o la presenza, all’interno degli Organi, di figure esterne, rappresentative delle attese e dei bisogni del territorio.
 Non va sottovalutata infatti l’importanza, per alcuni versi anche maggiore, dello Statuto come strumento principe dell’autogoverno (Con una qualche ragione si parla, nel DdL, di “autonomia statutaria”, a sottolineare l’importanza dell’autodeterminazione delle regole di funzionamento interno).

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