La vita sulla Terra nata dalla collisione con un pianeta simile a Mercurio

collisioneL’ipotesi offre una nuova spiegazione a una questione da lungo tempo dibattuta, e cioè come si sia sviluppata sulla Terra la vita basata sul carbonio.

A dare il “la” alla vita sulla Terra, portando una grande quantità di carbonio, è stata una collisione cosmica fra la Terra e un “embrione” di pianeta simile a Mercurio. E’ la ricostruzione proposta dallo studio pubblicato sulla rivista Nature Geoscience dal gruppo della Rice University Earth di Houston, guidato da Rajdeep Dasgupta. L’ipotesi offre una nuova spiegazione a una questione da lungo tempo dibattuta, e cioè come si sia sviluppata sulla Terra la vita basata sul carbonio, dato che la maggior parte di questo elemento avrebbe dovuto essere evaporato nel primo periodo di vita del pianeta oppure imprigionato nel nucleo terrestre.

Probabile schianto con pianeta simile a Mercurio
La massa del pianeta è composta per un terzo dal cuore, fatto principalmente di ferro, e per gli altri due terzi dal mantello di silicato. La teoria prevede che elementi come carbonio, zolfo, azoto e idrogeno si siano aggiunti dopo la formazione del nucleo terrestre, arrivando in seguito agli impatti di meteoriti e comete, frequentissimi nei primi 100 milioni di anni dopo la nascita del Sistema Solare. Ma vista l’abbondanza di questi elementi, non si aveva notizia di meteoriti noti in grado produrre un tale effetto. “La nostra ipotesi – conclude Dasgupta – è che un pianeta simile a Mercurio, con un nucleo già formato e ricco di silicio, sia entrato in collisione con la Terra e sia stato assorbito dal nostro pianeta: il suo nucleo si è fuso con quello terrestre e il suo mantello, ricco di carbonio, si è invece fuso con il mantello terrestre”.

Venere protagonista del cielo di giugno – Occhio anche a Mercurio e al solstizio d’estate

Venere sarà il protagonista assoluto del cielo di giugno: il suo rarissimo transito davanti al Sole renderà indimenticabile questo mese che apre le porte all’estate astronomica, e che è già impreziosito da un Mercurio ‘vanitoso’ e dall’addio della cometa C/2009 P1 Garradd. A ricordare ancora una volta gli appuntamenti salienti per tutti gli appassionati sono gli esperti dell’Unione astrofili italiani (Uai).  Il prossimo 6 giugno si ripeterà il raro fenomeno del transito di Venere davanti al Sole, osservato per l’ultima volta nel giugno del 2004. Sarà uno spettacolo di non facile osservazione per l’Europa, dove sarà visibile solo la parte finale del transito al sorgere del Sole. L’occasione è comunque imperdibile, perchè sarà l’ultima per questo secolo: il prossimo transito avverrà infatti l’11 dicembre 2117.  Un’altra data da segnare in rosso sul calendario è quella del 21 giugno, un giorno davvero ricco di coincidenze. Innanzitutto alle ore 01,09 cadrà il solstizio d’estate: il giorno piu’ lungo dell’anno durerà 15 ore e 15 minuti e al mezzogiorno dell’ora solare (ovvero alle una dell’ora legale attualmente in vigore) il Sole raggiungerà il punto di massima elevazione sull’orizzonte. In secondo luogo, il 21 giugno sarà il giorno di miglior visibilità serale per quest’anno di Mercurio, che comunque si metterà in bella mostra sull’orizzonte occidentale per tutto il mese. Il terzo ed ultimo appuntamento sarà infine la congiunzione tra Mercurio e una sottile falce di Luna. Il pianeta si troverà un po’ piu’ alto in cielo rispetto ad una Luna molto bassa ad ovest, ai limiti dell’osservabilità, essendo passati solo due giorni dalla Luna nuova. L’incontro tra i due astri avverrà nella costellazione dei Gemelli. Giugno sarà infine il mese dell’addio alla gloriosa cometa C/2009 P1 Garradd, che da sola ha tenuto in piedi per un anno intero l’interesse per gli astri chiomati. Era infatti il giugno dello scorso anno quando scese al di sotto della decima magnitudine. La sua ricerca dovrà essere concentrata nella prima parte di giugno. Dopo il 15, infatti, l’altezza sull’orizzonte sarà troppo limitata al momento dell’inizio della notte astronomica e, considerando il fatto che è ormai un oggetto di decima magnitudine, continuare a percepirla sarà davvero una missione impossibile.

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