Come è nato il terremoto di Amatrice: la faglia si è mossa così

Il video realizzato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) ricostruisce le misurazioni del satellite dei movimenti della superficie nella zona di Amatrice e Accumoli. In rosso è segnata la scossa principale, quella di magnitudo 6, in nero tutte le oltre 3.000 repliche registrate fino al 29 agosto.


Scoperta epocale: individuato il gemello della Terra più vicino al nostro Pianeta

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Ha una distanza dalla sua stella tale che permetterebbe all’acqua liquida di scorrere in superficie. Non è esclusa l’esistenza di forma di vita.
Scoperto il ‘gemello’ della Terra in assoluto più vicino: è Proxima b, un pianeta roccioso che orbita intorno alla stella ‘vicina di casa’ del nostro Sole, Proxima Centauri. Con una massa appena maggiore di quella della Terra, ha una distanza dalla sua stella tale che permetterebbe all’acqua liquida di scorrere in superficie, elemento chiave per ospitare la vita. La scoperta è pubblicata su Nature dal gruppo coordinato dalla Queen Mary University di Londra.

Primi indizi della sua presenza nel 2013
Un primo indizio della presenza del gemello della Terra ‘Proxima b’ era già stato individuato nel 2013, ma la conferma è arrivata solo dopo l’intensa campagna di osservazioni ‘Pale Red Dot’ (Piccolo punto rosso), condotta nei primi mesi del 2016 puntando su Proxima Centauri lo spettrografo HARPS montato sul telescopio da 3,6 metri dello European Southern Observatory (Eso) in Cile. I dati, combinati con immagini prese da una selezione di telescopi sparsi in tutto il mondo, sono stati poi divulgati passo dopo passo attraverso un’eccezionale campagna di comunicazione sul web, tra blog e social media. Gli astronomi al momento non escludono la presenza di acqua sul pianeta, anzi: affermano che se ci fosse davvero, potrebbe trovarsi nelle zone più soleggiate, cioè nell’emisfero che si rivolge alla stella oppure nella zona tropicale. ”Il prossimo passo – affermano – è la ricerca di vita su Proxima b”.

La temperatura ideale per l’esistenza di forma di vita
E’ una scoperta epocale, quella di  Proxima Centauri: “è il pianeta esterno al Sistema Solare più vicino a noi mai scoperto, è veramente una pietra miliare per l’umanità”, ha commentato l’astronoma Isabella Pagano, dell’osservatorio di Catania dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). A fare della scoperta di Proxima b un evento davvero unico è “l’avere provato che la stella più vicina a noi ha un pianeta nella zona in cui può esistere acqua liquida e dove anche la temperatura potrebbe essere ideale per l’esistenza di forma di vita”. La scoperta, ha proseguito la ricercatrice, è il coronamento di una ‘caccia’ davvero molto lunga, durata ben 16 anni e condotta da Terra, con il telescopio dell’Osservatorio Europeo Meridionale (Eso) in Cile, a La Silla.

Ha una massa simile a quella della Terra
Quelle condotte con il telescopio dell’Eso a partire da 16 anni fa sono state “ricerche pionieristiche”, ha osservato Isabella Pagano, ma non sufficientemente confermate. Le cose sono cambiate con l’installazione dello strumento Harps (High Accuracy Radial velocity Planet Searcher), che ha permesso di trovare tutte le conferme. Lo stesso strumento è stato installato anche nel Telescopio Nazionale Galileo, nelle Canarie, per osservare il cielo dell’emisfero Nord. “Il pianeta Proxima b ha una massa simile a quella della Terra, di 1,5 volte maggiore, ma non sappiamo che dimensioni abbia”, ha detto ancora l’esperta. Potrebbe, per esempio, “avere un volume maggiore o minore della Terra, a seconda della sua densità”.

Probabile presenza di acqua sul pianeta
Quello che sappiamo con certezza è che si tratta di un piccolo pianeta nella cosiddetta ‘zona abitabile’, ossia la distanza ‘giusta’ dalla stella per avere acqua allo stato liquido. Ma è anche vero, ha rilevato pagano, che “Proxima Centauri è una stella attiva, con brillamenti solari carichi di energia. Per questo non siamo in grado di dire se effettivamente il pianeta è abitabile”. le condizioni perchè lo sia teoricamente ci sono, ma per saperne di più si dovrebbe osservare il pianeta mentre transita contro il disco della sua stella: “in moltissimi hanno cercato di farlo, ma senza successo”, ha detto Pagano. Il transito permette infatti di acquisire molto informazioni sul pianeta, compresa la possibilità che possa avere acqua liquida. A queste domande, ha concluso l’astronoma, potrà dare una risposta la prossima generazione di telescopi spaziali.

Asteroide killer punta verso la Terra. La Nasa: probabile impatto nel 2135

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La Nasa sta lavorando a una missione per capire la natura di un asteroide che, a partire dal 2135, potrebbe cadere sulla Terra con effetti potenzialmente devastanti. L’asteroide, battezzato Benu, è visibile dal nostro pianeta ogni sei anni: 500 metri di diametro al suo equatore, orbita attorno al sole a una velocità di oltre 100mila chilometri all’ora e passerà tra la Terra e la Luna nel 2135. “Ma questo transito potrebbe modificare l’orbita di Bennu, mettendolo potenzialmente sulla rotta della Terra in un momento successivo del secolo”, ha spiegato Dante Lauretta, docente di scienza planetaria all’Arizona University, alla stampa britannica. E se l’asteroide cadesse sulla Terra “potrebbe creare dolore e morte immense”.

Un impatto devastante
È stato calcolato che, nel caso in cui Benu colpisse la Terra, sarebbe rilasciata l’energia equivalente a quella prodotta da 200 bombe identiche a quella esplosa su Hiroshima. L’impatto provocherebbe una catastrofe globale, una concreta minaccia alla stessa sopravvivenza dell’umanità. La missione della Nasa si chiama Origins, Spectral Interpretation, Resource Identification, Security and Regolith Explorer, più semplicemente abbreviato in Osiris-Rex, e avrà l’importante compito di disegnare una mappa dell’asteroide, raccogliendo alcuni sassi per poi rientrare sulla Terra e aiutare gli scienziati ad evitare la fine della vita sul nostro pianeta.

Missione partirà l’8 settembre
La partenza della sonda è prevista per l’8 settembre di quest’anno, mentre l’incontro con Bennu avverrà nell’ottobre 2018. Dopo aver girato per un anno intorno all’asteroide e ad aver identificato un luogo adatto per l’atterraggio, la sonda arriverà sulla superficie, raccoglierà campioni e ritornerà sulla Terra: il rientro a “casa” è previsto per il 2023.

 

La Terra ha più di una Luna, scoperto un nuovo piccolo “satellite”

La Terra ha un nuovo compagno, anzi un “quasi-satellite”: è un piccolo asteroide che per secoli accompagnerà il nostro pianeta, si chiama 2016 HO3 e, nonostante orbiti intorno alla Terra, è troppo lontano per essere considerato un vero e proprio satellite. La scoperta è stata fatta dal programma Pan-Starr, uno dei migliori ‘cacciatori’ di asteroidi e comete basato su telescopi installati alle Hawaii. “Sembra un satellite, ma non lo è”, ha osservato Ettore Perozzi, responsabile delle operazioni presso il Centro coordinamento sui Neo (gli asteroidi vicini alla Terra) dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa).

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Orbita attorno alla Terra ma non è un vero satellite

Scoperto nell’aprile 2016, l’asteroide si chiama 2016 HO3, le sue dimensioni sono stimate fra 40 e 100 metri e compie un’orbita completa attorno alla Terra in circa un anno. “Nonostante giri attorno alla Terra, non è la forza gravitazionale del pianeta a legarlo a noi, ma una particolare e interessante geometria”, ha spiegato Perozzi. “In altre parole – ha aggiunto – che la Terra ci sia o non ci sia non è poi così determinante”. Per capirlo meglio bastano un po’ di numeri: la Luna, che è legata a noi dalla forza di gravità, si trova alla distanza di 380.000 chilometri, mentre 2016 HO3 è lontano 15 milioni di chilometri, ben 10 volte oltre il punto dove la forza gravitazionale di Terra e Sole sono in equilibrio. “A differenza della Luna, 2016 HO3 è molto più attratto dal Sole che dalla Terra”, ha aggiunto Perozzi.

E’ un nostro satellite invisibile da almeno un secolo
Il nostro quasi-satellite orbita attorno alla Terra da almeno un secolo e continuerà a farlo per altrettanto tempo prima di ‘sfuggire’. “La scoperta di certo non ci stupisce – ha aggiunto l’esperto – e dimostra da un lato quanto lo spazio ‘vuoto’ sia in realtà molto più pieno di quanto si pensi, dall’altro di quanto sia fondamentale potenziare le reti di scoperta e monitoraggio degli asteroidi potenzialmente pericolo per la Terra”, entrambi obiettivi dell’Asteroid Day, la Giornata mondiale dedicata agli asteroidi in programma il 30 giugno e organizzata per sensibilizzare il grande pubblico a questi affascinanti temi.

Il giorno del Pi greco (3/14): i matematici, ma non solo, festeggiano.

pi-greco_dayIl 14 marzo, ricorda Daily.Wired, si festeggia in tutto il mondo la costante più famosa della matematica, che è ovunque intorno a noi: il famoso e mai scordato dai banchi di scuola: Pi greco, ovvero il 3/14 che è il 14 marzo.
Il 14 marzo matematici e fisici di tutto il mondo si riuniscono per celebrare una delle costanti più importanti e famose della matematica, il pi greco. π (a stabilire questo simbolo fu Eulero) è la costante che definisce il rapporto tra la lunghezza di una qualsiasi circonferenza e il suo diametro e perché si festeggia proprio il 14 marzo è presto detto: oggi è, secondo la convenzione anglosassone di mettere prima il mese e poi il giorno quando si scrive una data, il 3/14 e 3,14 è il valore più usato del pi greco.
Il PiDay (#Piday) è stato inventato dal fisico statunitense Larry Show, che per primo lo ha festeggiato all’ Exploratorium di San Francisco; tuttavia questo non è un giorno appannaggio esclusivo di geek e fanatici della matematica. Anzi, il senso della sua celebrazione, come ricordano gli organizzatori della più importante iniziativa italiana, Pi Day Italia ( @PiGrecoDay), è proprio usare questo numero quasi magico per avvicinare il pubblico meno appassionato allo studio delle scienze.
Ben lungi da essere solo un capitolo dei manuali di matematica, il π è anche parte integrante dell’ essere umano. È nelle nostre pupille, negli attorcigliamenti della doppia elica del dna o nel rapporto tra la distanza che separa l’alluce e l’ombelico e quella tra quest’ultimo e la punta della testa: questo rapporto è proprio 3,14. Inoltre è ovunque nella natura che ci circonda, negli arcobaleni, nelle spirali delle conchiglie marine, nei cerchi concentrici che si formano quando si lancia un sasso in uno specchio d’acqua o quando sulla sua superficie cadono delle gocce di pioggia e anche nella forma dei fiumi.
Infatti, il rapporto tra la lunghezza effettiva di un fiume dalla sorgente alla foce e la lunghezza in linea d’aria (ovvero se il fiume scorresse dritto, senza anse e curve, lungo il suo percorso)è sempre approssimabile al pi greco. Il primo a cercare di spiegare questo fatto affascinante fu Albert Einstein, il cui compleanno cade proprio il 14 marzo (e per questo motivo oggi alla Princeton University è festa doppia). Secondo il fisico, piccole anse nel letto di un fiume provocano un forte aumento della corrente sul lato esterno della curva che erode ulteriormente l’ansa, causando un maggiore incurvamento. Questo processo continua fino a che il fiume non si ripiega su se stesso e comincia a formare un’ansa nella direzione opposta.
Il π, poi, è stato anche attivamente usato dagli esseri umani sin dall’ antichità. Non solo per determinare la circonferenza di ipotetici cerchi ma per raggiungere risultati che senza sarebbe stato praticamente impossibile raggiungere. Per esempio in architettura e nell’edilizia è fondamentale per costruire cupole, archi e tunnel. Non solo per realizzarli perfetti e proporzionati, ma anche per stabilire esattamente quanto materiale serva per costruirli o, viceversa, per sapere, avendo una determinata quantità di materiale a disposizione, quali possono essere le loro dimensioni massime.
Niccolò Copernico e Galileo Galilei lo usavano per calcolare le dimensioni e la distanza dalla Terra degli oggetti celesti che osservavano in cielo, nonché le loro orbite. Ancora oggi molti dei sofisticati strumenti adoperati da astronomi e astrofisici moderni si basano su questo numero. Poiché le onde sinusoidali hanno un periodo fondamentale di 2π, questo numero è ovunque vi sia una trasmissione di onde, come nel caso della luce o del suono.
Inaspettatamente, tra coloro che lo adoperano più di tutti gli altri ci sono anche gli esperti di calcolo delle probabilità e i biologi (si trova infatti nella Curva di Gauss della distribuzione di probabilità continua, adoperata per lo studio di numerosi fenomeni biologici) e i piloti di aeroplano: serve a calcolare perfettamente la rotta e quindi a stabilire, per esempio, quanto carburante sia necessario imbarcare per arrivare a destinazione. Infine, questo numero serve anche per calcolare la misura dell’ albero di Natale perfetto.
Per tutti questi motivi c’è anche chi non si accontenta di festeggiare il pi greco solo il 14 marzo, ma anche in date. Per esempio il 5 aprile, quando sono ormai trascorsi 3,14 mesi dell’anno; il 26 aprile, quando la Terra ha percorso due radianti della sua orbita (il 25 negli anni bisestili), il 22 luglio (22/7 è uguale a 3,14), il 10 novembre, ovvero il 314° giorno dell’anno

 

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