Distretto Scolastico 37 Milazzo

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I BENI CULTURALI E AMBIENTALI del versante tirrenico dei Peloritani attraverso la ricerca del Distretto Scolastico 37 di Milazzo

 

La super Luna “extra” del 14 novembre

A metà mese il nostro satellite sarà pieno al perigeo: ecco perché sarà la super Luna più grande degli ultimi 70 anni, e perché, anche questa volta, difficilmente ce ne accorgeremo.

Anche se il termine è tutto fuorché scientifico, con l’espressione super Luna questa espressione si intende la coincidenza del plenilunio con il momento di massimo avvicinamento alla Terra (perigeo). Non è un evento raro (accade circa una volta all’anno) e neppure nefasto (come molti complottisti tendono a credere). Ma il 14 novembre 2016, quando il nostro satellite entrerà nella fase di Luna piena circa un paio d’ore dopo il perigeo, gli amanti del cielo notturno potranno assistere a una super Luna ancora più “super”.

Quando. Alle 12:24 ore italiane, infatti, la Luna si troverà alla minima distanza dalla Terra, 356.511 km. Poco meno di due ore e mezza più tardi, alle 14:52 ore italiane, il nostro satellite raggiungerà il culmine della fase di Luna piena.
Non solo si tratterà della Luna piena più vicina alla Terra del 2016, ma sarà anche la più grande Luna piena visibile da 70 anni: l’ultima così si è verificata nel 1948, e la prossima arriverà il 25 novembre 2034.
superlunaA sinistra, la super Luna del 14 novembre 2016, immaginata dal Virtual Telescope Project, a confronto con la Luna piena in apogeo del 22 aprile 2016.

Che cosa vedremo? Una Luna piena al perigeo può risultare il 14% più grande e il 30% più brillante di una Luna piena in apogeo, ma non è sempre facile notare la differenza. La luminosità può essere schermata dalle nuvole o annullata dalle luci delle città; e senza riferimenti reali in cielo per “prendere le misure”, anche il vantaggio in termini di diametro angolare (cioè la misura del suo diametro rispetto alla distanza dall’osservatore) rischia di perdersi. Una Luna molto vicina all’orizzonte e a punti di riferimento terrestri (come alberi o case), per esempio, risulta apparentemente molto grande anche se in apogeo, come si può vedere in queste foto di Super Lune di qualche tempo fa.

Il confronto fotografico. Poiché questa super Luna sembrerà il 12% più grande delle altre Lune piene al perigeo, gli appassionati di fotografia potranno provare a fotografarla e a comparare lo scatto con altri di super Lune precedenti o successive (a parità di contesto e strumentazione). La differenza si dovrebbe notare, ed è anche un’ottima occasione per fotografare il nostro satellite.

Un’altra dietro l’angolo. Il primo termine di paragone utile sarà quello del 14 dicembre 2016. Quella super Luna, anche se non esagerata come quella che sta per arrivare, sarà notevole per un altro aspetto: con la sua luminosità oscurerà in parte lo sciame meteorico delle Geminidi.

La Via Lattea è più grande del previsto

Non sfigura accanto alla gigantesca galassia di Andromeda

La Via Lattea è più grande e dinamica di quanto si credesse. E’ infatti più veloce, estesa e massiccia, tanto da non sfigurare vicino alla gigantesca galassia di Andromeda: le due galassie possono infatti essere considerate gemelle. A tracciare le pennellate più precise che rendono più realistico il ritratto della nostra galassia è lo studio pubblicato sulla rivista Science Advances. guidato da Ye Xu, dell’Accademia cinese delle Scienze, e al quale ha partecipato Luca Moscadelli, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).

Contorni più nitidi
Grazie alle osservazioni delle onde radio fatte con una rete di 10 radiotelescopi dislocati negli Stati Uniti, il Very Long Baseline Array (VLBA), i contorni della nostra galassia sono diventati più nitidi. Studiare la sua struttura e caratteristiche è infatti sempre stato difficile per gli astronomi, poiché ci troviamo al suo interno. Per superare queste limitazioni, i ricercatori hanno usato le osservazioni nelle onde radio, combinando i dati di più telescopi, per ricavare immagini ad altissima risoluzione. In questo modo hanno visto che la massa della Via Lattea è più grande di un terzo di quanto stimato e si avvicina molto a quella della galassia di Andromeda, la maggiore tra le 70 galassie che, insieme alla nostra, costituiscono il Gruppo Locale.

Galassie gemelle
”La Via Lattea non dovrebbe più essere considerata la sorella minore, ma la gemella di Andromeda”, commenta Moscadelli. Inoltre sono stati rilevati cinque segmenti di bracci a spirale: Scudo, Sagittario, Locale, Perseo ed Esterno. Quello in cui si trova il Sistema Solare, il braccio Locale, ha estensione, forma e tasso di formazione stellare simili a quelli dei bracci a spirale più vicini a noi, Sagittario e Perseo.

La distanza del Sole dal centro della galassia
Lo studio è infine riuscito a fare una migliore stima della distanza del Sole dal centro della galassia, fissata ora a 27.200 anni luce, e della velocità di rotazione galattica alla distanza del nostro sistema planetario: 240 chilometri al secondo, il 10% in più di quanto si pensasse. ”Questa nuova stima avrà una profonda rilevanza per le misure astrofisiche”, sottolinea Moscadelli.

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La vita sulla Terra nata dalla collisione con un pianeta simile a Mercurio

collisioneL’ipotesi offre una nuova spiegazione a una questione da lungo tempo dibattuta, e cioè come si sia sviluppata sulla Terra la vita basata sul carbonio.

A dare il “la” alla vita sulla Terra, portando una grande quantità di carbonio, è stata una collisione cosmica fra la Terra e un “embrione” di pianeta simile a Mercurio. E’ la ricostruzione proposta dallo studio pubblicato sulla rivista Nature Geoscience dal gruppo della Rice University Earth di Houston, guidato da Rajdeep Dasgupta. L’ipotesi offre una nuova spiegazione a una questione da lungo tempo dibattuta, e cioè come si sia sviluppata sulla Terra la vita basata sul carbonio, dato che la maggior parte di questo elemento avrebbe dovuto essere evaporato nel primo periodo di vita del pianeta oppure imprigionato nel nucleo terrestre.

Probabile schianto con pianeta simile a Mercurio
La massa del pianeta è composta per un terzo dal cuore, fatto principalmente di ferro, e per gli altri due terzi dal mantello di silicato. La teoria prevede che elementi come carbonio, zolfo, azoto e idrogeno si siano aggiunti dopo la formazione del nucleo terrestre, arrivando in seguito agli impatti di meteoriti e comete, frequentissimi nei primi 100 milioni di anni dopo la nascita del Sistema Solare. Ma vista l’abbondanza di questi elementi, non si aveva notizia di meteoriti noti in grado produrre un tale effetto. “La nostra ipotesi – conclude Dasgupta – è che un pianeta simile a Mercurio, con un nucleo già formato e ricco di silicio, sia entrato in collisione con la Terra e sia stato assorbito dal nostro pianeta: il suo nucleo si è fuso con quello terrestre e il suo mantello, ricco di carbonio, si è invece fuso con il mantello terrestre”.

Nel cielo di settembre sciami di stelle cadenti

Con le notti che diventano più lunghe ci saranno le condizioni ottimali per osservare numerose stelle cadenti.

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Dopo tutti gli incontri ravvicinati fra i pianeti avvenuti in agosto, settembre sarà un mese più tranquillo. Nessun allineamento o cometa spettacolare. Venere darà il ‘cambio’ a Giove come pianeta più luminoso della volta celeste, e con le notti che diventano più lunghe ci saranno le condizioni ottimali per osservare numerose stelle cadenti. A segnalarlo è l’Unione astrofili italiani (Uai).

Fino a 10-20 stelle cadenti in un’ora
Il 5-6 settembre si potranno vedere bene le epsilon Perseidi, e fra l’8 e il 9 settembre le Perseidi di settembre. Per tutto il mese le regioni di cielo comprese tra le costellazioni dell’Auriga, Perseo, Ariete e Pesci saranno quelle di maggiore interesse per osservare le meteore. Con un cielo trasparente e lontani da fonti di inquinamento luminoso, spiegano gli astrofili, si potranno osservare fino a 10-20 stelle cadenti in un’ora.

Equinozio d’autunno
Tra i pianeti il più luminoso diventa Venere, anche se per diverse settimane sarà possibile vederlo solo poco dopo il tramonto, mentre nelle prime ore della notte si potranno ancora osservare Saturno e Marte. Dal 22 settembre, con l’equinozio d’autunno, la notte diventerà più lunga del giorno e inizierà il periodo favorevole per osservare alcune costellazioni tipicamente autunnali. Il cielo serale sarà dominato da Cassiopea, Cefeo, Perseo, Pegaso e Andromeda.

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